Una rete tra Comuni, regioni e Servizi Sanitari per combattere il gioco problematico

Apparentemente, tutti coloro che si occupano o che si interessano di gioco d’azzardo ora si stanno dando un gran da fare in attesa dei futuribili risultati che usciranno dalla Conferenza Unificata. Vuoi perché il “gioco” è argomento caldo, vuoi perché, in realtà “qualcuno dovrà pure fare qualcosa” in attesa di decisioni e statuizioni che verranno prese “dall’alto del nostro Esecutivo”. Quello che, indubbiamente, risulta chiaro da tutto questo è che risulta sempre più indispensabile una sorta di collaborazione tra tutti i rappresentanti delle istituzioni per fronteggiare sia il mondo-gioco, con in prima linea i casino online mobile, che le conseguenze che il suo abuso comportano.

Ecco perché l’Assessore alle Politiche sociali del Comune di Todi propone l’indispensabilità di una “rete di comunicazione” tra Comuni, Regioni e servizi socio sanitari se si vuole arrivare coscientemente all’obbiettivo di studiare seriamente la riforma del gioco e la prevenzione del suo abuso che ha portato sul territorio una serie di conseguenze da affrontare. Certamente, tutte le dipendenze sono gravi, dall’alcool, alla droga, al fumo, ma il gioco problematico che è la dipendenza “più recente” ha la necessità di essere studiata da vicino ed affrontata non sparando cifre “a caso”, ma facendo un serio raffronto con la realtà ed i suoi “veri soggetti dipendenti”.

Non si vorrebbe, ancora oggi, vedere l’onda del gioco d’azzardo cavalcata da destra o da sinistra solo per scopi “politici o strettamente personali”, ma si vorrebbero degli interventi determinati ad ottenere un servizio sociale degno di tale nome. Come detto, l’Assessore alle Politiche Sociali, alla fine di un incontro organizzato dall’amministrazione comunale per fare “il punto sulla prevenzione ed il contrasto e cura del Gap” insieme a politici ed operatori dedicati al sociale e della sanità, asserisce che bisogna portare avanti interventi sul piano sociale per la gestione delle problematiche attinenti al gioco d’azzardo che si sono concretizzate sul territorio e contestualmente a questi interventi “contribuire tutti di pari passo” alla programmazione regionale relativamente a “questo fenomeno”.

Uno studio effettuato sul territorio umbro ha in ogni caso confermato che esistono servizi socio sanitari per rispondere alle problematiche dell’abuso del gioco d’azzardo, ma che è altrettanto difficile per i “malati” e per le loro famiglie avere risposte di carattere multidisciplinare su questo fenomeno. Secondo l’Assessore, di conseguenza, ci si dovrebbe coordinare per costruire una sorta di rete che tenga conto del lavoro svolto dalla Regione, compresa la legge del 2014 e le conseguenti azioni che sono nate da questa, proponendo un’ulteriore sperimentazione partendo esattamente dalla “vera realtà” del territorio.
Insieme al lavoro fatto dalla Regione, si sottolinea che agli Enti Locali compete il dover ricostruire i rapporti sociali con la comunità, rispondendo con la propria presenza ai disagi che fanno sentire le persone che ne sono state colpite isolate e lasciate in balia “del male” che li ha coinvolti. Dovrebbe essere questo il cammino da intraprendere, tutti uniti, per aiutare veramente i cittadini che sono “caduti nella rete dei casino online” del disagio problematico.

L’Assessore ha anche sottolineato l’importanza dei media nel comunicare le informazioni sul gioco patologico, come sarà importante il ruolo anche dei Comuni sempre orientato in quella direzione. Ma ci si aspetta, altresì, che il Governo arrivi ad una moratoria sulla pubblicità al gioco visto che esiste ancora uno stillicidio di spot ammiccanti e persuasivi che “invitano a giocare” in ogni momento della giornata. Questo non vuole certamente dire proibizionismo: bisogna vietare la pubblicità come si è fatto, con successo, con alcool e sigarette.